I Conti non tornano, potremmo dire. Da una parte le banche annunciano un aumento sicuro delle provvigioni sulle carte di credito, dall’altra il presidente del Consiglio promette incentivi e non penalizzazioni. Il percorso dolce ipotizzato sembra più da libro dei sogni che un progetto concreto per dare più sicurezza nei pagamenti .

E’ di questi giorni la contestazione che Italia a Tavola ha mosso ad una sorta di “furto legalizzato” a discapito di bar e ristoranti. Si tratta della nuova stangata che Nexi vorrebbe tirare al settore e allo Stato dall’1 luglio: la società delle banche italiane per la gestione delle carte di credito aumenterà del 30% le provvigioni. Non abbiamo esitato a mettere subito in rilievo questa assurda prospettiva: “Ma come, ci si chiederà, lo Stato spinge per usare i pagamenti elettronici e le banche aumentano un costo già rilevante?”. Questa era la nostra domanda su un tema decisamente delicato, fondamentale specialmente per bar e ristoranti. Tema che oggi è stato affrontato, sia pure molto alla larga, dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte: «Possiamo chiedere investimenti per favorire una transizione dolce e gentile verso il piano dei pagamenti digitali, non vogliamo penalizzare nessuno, piuttosto dare incentivi». Peccato che  Conte  con queste parole si prende un grande impegno nei confronti degli operatori, ma non cita nemmeno per un secondo la notizia dell’aumento delle provvigioni per il 30%.

Tra aumenti di provvigioni e promesse di agevolazioni, bar e ristoranti possono solo essere confusi

 

Nel suo discorso infatti il premier parla della volontà di facilitare gli operatori verso il cashless come una delle iniziative che saranno parte del piano Recovery Italia. Ma non entra nel dettaglio. Si tratta più che altro di spezzoni di discorso in cui si accenna ad una prospettiva di cambiamento; resta però vago sui tempi e sugli interventi.

Riportiamo ad esempio quanto riportato da AdnKronos riguardo alla terza giornata degli Stati generali dell’Economia con le confederazioni sindacali, il mondo del commercio e dell’artigianato.

Sta per arrivare questo Recovery Fund. Quindi siamo chiamati ad elaborare, nell’ambito di questo piano di rilancio, un più specifico Recovery plan italiano.

Tenete conto che ovviamente dovremo selezionare alcuni investimenti specifici che entreranno in questo progetto finanziato dall’Europa. Anche lì c’è la possibilità per esempio di evitare aggravi dei commercianti per quanto riguarda i pagamenti digitali. Abbiamo la possibilità di chiedere investimenti per la strumentazione. Possiamo chiedere investimenti per favorire una transizione dolce e gentile verso questo piano di pagamenti digitali. Non vogliamo quindi penalizzare nessuno. Piuttosto incentivi ai pagamenti digitali piuttosto che penalizzazioni nel caso in cui non ci si adegui a questi pagamenti digitali. È questa la filosofia del Governo.

In sostanza? La transizione verso il cashless, con una riduzione significativa del contante e l’emersione del sommerso, deve essere “dolce, gentile”, senza imposizioni o “penalizzazioni” per chi non vuole conformarsi all’uso della moneta digitale”. Ma cosa vuol dire nel concreto non è chiaro… Nè c’è più chiarezza in un altro intervento del presidente del Consiglio:

Non possiamo digitalizzare il Paese se rimarrà consistente l’economia sommersa. È questo il vero problema. Non è solo il problema dei 100, 110, 120 miliardi che sono sottratti al circuito legale. Certo, è un problema, sono somme consistenti. Ma è chiaro che se noi andiamo a modernizzare il Paese per renderlo più avanzato, per farlo correre con la crescita del Pil […] non potremo mai raggiungere questo risultato [se] una grande percentuale dell’economia del Paese rimarrà sottratta alla digitalizzazione. Il nodo per raggiungerlo è un modo dolce, fair, gentile. Non abbiamo mai pensato di imporre penalizzazioni a chi non si conforma a questa buona pratica dei pagamenti digitali.

Belle le parole di Conte. Che, è bene ricordare, rispondono a quanto già scritto nel ormai noto Piano Colao per la ripresa. Uno dei punti è infatti “Accordo con il sistema bancario / pagamenti elettronici per una riduzione delle commissioni per gli esercenti”.

È altresì bene ricordare anche lo scopo di tutto questo, il desiderio di constrastare un’economia sommersa. Qualcosa che è possibile fare disincentivando l’uso del contante. Si parla di transizioni (quelle tramite contanti) che toccano l’85% del totale. Ecco perché i pagamenti in contanti dovranno, secondo quanto detto dal Governo, essere inferiori a 2mila euro; ecco perché, ancora, il Piano Colao prevede l’eliminazione delle banconote di grande taglio (200 euro e 500 euro).

Staremo però a vedere cosa riserverà il futuro ai pubblici esercizi, nel concreto. Se ciò che emergerà dagli Stati generali dell’economia potrà sistemare questa situazione delicata dei pagamenti digitali. Delicata soprattutto perché, ricordiamolo, Nexi ha già fatto sapere della percentuale di aumento sulla gestione delle carte di credito. E il problema grande è che non c’è per ora un’alternativa immediatamente opponibile a Nexi, che ha quasi un monopolio totale. Il Governo deve intervenire velocemente, anche perché dal 1° luglio il Pos sarà obbligatorio per tutti!

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