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La produzione si attesta sulle 30 tonnellate annue ma il vero punto di forza è la riconosciuta qualità, che aumenterà ancora con l’introduzione di un nuovo macchinario: i molluschi saranno più pieni, forti, lisci e regolari.

Golfo dei Poeti – Nel giro di cinque anni le ostriche coltivate nel Golfo della Spezia hanno fatto passi da gigante nel panorama nazionale, in termini di quantità, ma, soprattutto, di qualità. Il colore verde e le caratteristiche organolettiche sono le prove di una specificità ormai unanimemente riconosciuta dagli esperti e dagli ostricoltori delle altre marinerie italiane.
La produzione, realizzata da una cinquantina di allevatori, si è attestata negli ultimi tempi sulle 30 tonnellate annue e difficilmente crescerà di molto in futuro. Quello che gli ostricoltori spezzini vogliono aumentare è soprattutto la qualità.
Le ostriche spezzine nel gotha della produzione italiana
“Più che fare numeri – spiega a CDS Paolo Varrella, pioniere del ritorno delle ostriche nel Golfo dopo 120 anni – preferiamo concentrarci sull’eccellenza del prodotto. Per farlo, a breve inizieremo a utilizzare un oyster tumbler, un macchinario prodotto da una azienda italiana, ma diffuso soprattutto in Francia e Canada, attraverso il quale le ostriche vengono lavate e private delle escrescenze del guscio a metà del periodo di 11 mesi del ciclo di produzione, così da averle più lisce, regolari, forti e più piene al momento della raccolta”.
Le ostriche spezzine, quindi, saranno ancora più grandi, belle e buone. Caratteristiche che posseggono già oggi, tanto da essere state affiancate a zone di allevamento come San Teodoro e la Laguna di Scartovari in un recente articolo pubblicato dal Corriere della Sera.
“Essere citati insieme a marinerie di questo calibro – prosegue Varrella -, dove si producono ostriche di qualità pazzesca, è un grandissimo onore per tutti noi. significa che stiamo lavorando bene e che possiamo meritarci questo vanto”.

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Ed è dietro l’angolo uno dei periodi di maggior consumo di ostriche, quello di San Valentino. Il contenuto di selenio e zinco di questo squisito frutto di mare (ormai considerato sempre meno un bene di lusso o di nicchia, anche in Italia) gli fa attribuire un potere afrodisiaco e le coppie di tutto il mondo si regalano un piatto di molluschi crudi. Una tradizione che fa contenti gli ostricoltori spezzini, salvo quando sulle tavole, nelle pescherie e nei supermercati si vedono vaschette di “ciabatte” provenienti dalla Francia, molluschi che arrivano a 2 etti di peso e che sono, di fatto, quelli che non vengono commercializzati oltralpe perché di scarsa qualità. Un aspetto, questo, dimostrato anche dal prezzo al quale si possono acquistare: troppo basso per essere quello di un frutto di mare eccellente, fresco e sicuro.
Decisamente meglio innamorarsi con un piatto di ostriche spezzine


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