Il Governo sta alimentando l’incertezza, illudendo i ristoratori di poter riaprire, e un momento dopo ritrattando. Un atteggiamento stupido e dannoso per il comparto, già provato dalle perdite dei mesi scorsi. Serve una posizione più chiara e netta, predisponendo risorse per compensare i mancati guadagni.

Natale come Ferragosto, ma col rischio di creare molti più guai. Già, perché se sono bastati un po’ di assembramenti all’aperto per innescare la Fase 2 della pandemia, stare chiusi e accalcati in casa o nei locali per feste e cenoni potrebbe davvero portarci dritti alla temuta Fase 3, che sarebbe incontrollabile secondo ogni previsione.

Al netto di vaccini ormai vicini, delle ennesime polemiche fra i virologi o i politici e della centralità economica e religiosa delle prossime festività, tutte le attese sembrano concentrate sul fatto di potere o meno mangiare il panettone con parenti o amici. La colpa è forse ancora una volta delle troppe parole del premier Conte quando aveva lanciato il mantra del “salviamo il Natale”. Quasi che dopo avere già rinunciato alla Pasqua in famiglia, stante la drammaticità della situazione che registra ancora centinaia di morti ogni giorno, un nuovo, inevitabile, sacrificio possa innescare chissà quali rivoluzioni.

Natale e feste al ristorante? Fumo negli occhi per gli esercenti

Non si capisce perché agli italiani non si debba parlare, per tempo, con più chiarezza e responsabilità. Invece si creano illusioni (dalle possibili aperture delle stazioni sciistiche al lavoro serale dei ristoranti nelle regioni in fascia gialla), salvo poi smentirle il giorno dopo e riproporle magari dopo altri due giorni. Quasi fossimo tutti bambini, o asinelli, a cui fare vedere un po‘ il bastone e un po’ la carota… E così i tecnici e il Governo fanno filtrare la notizia che sulle piste da sci non si potrà andare a Natale… e subito il Governatore Zaia, pure il più efficiente fra i suoi colleghi, rilancia col pacchetto di neve e impianti aperti

Sarà per l’impreparazione di molti dei nostri governanti, ma sta di fatto che così non si può gestire un Paese in piena pandemia. Tanto più mentre anche l’eccezionale ripresa che stavamo registrando nei mesi scorsi si è spenta e forse si riaccenderà solo fra due anni.

No, così non va proprio bene. Soprattutto non si può giocare sulle aspettative della gente e delle imprese che non sono bottoni da schiacciare per aprire o chiudere la porta di un ascensore. Pensiamo solo ai bar e ai ristoranti che fra chiusure ed aperture per decreto rischiano un’ecatombe che le mezze misure annunciate e poi smentire in queste ultime ore potrebbero solo aggravare.

È tempo di affrontare il problema per quello che è: o nei pubblici esercizi italiani (quelli in regola e con le norme di sicurezza forse più rigide al mondo dopo quelle dell’Estremo Oriente, dove il covid-19 è sotto controllo) si può stare, oppure è comunque preferibile rinviarne l’aperura. Illudere clienti e gestori che si possa, forse, tornarci in base a qualche frazione di punto in più o in meno del tasso di trasmissione del contagio è da imbecilli. E il tutto deciso magari 24 ore prima della possibile (chissà?) riapertura parziale.

Giuseppe Conte - Natale e feste al ristorante? Fumo negli occhi per gli esercenti

Il premier Giuseppe Conte

Solo un comitato tecnico scientifico e politici che non hanno idea di come funziona un ristorante possono essere così incoscienti da creare attese (tipo l’apertura anche nelle ore serali nei locali in fascia gialla) e dopo neanche 48 ore deluderle. E non è tanto per la speranza di chi contava di lavorare, ma perché vuol dire che nessuno valuta che un ristorante non si riapre o si potenzia in poche ore a comando. Servono igienizzazioni, acquisti di derrate alimentari, programmazioni e preparazioni di linee… Senza contare che serve poi avere clienti, oggi sempre più spaventati da una comunicazione negativa.

Insomma, per dirla tutta, questo continuo illudere e poi negare di poter riaprire, magari con decreti annunciati all’ultimo momento, è quanto di più stupido e dannoso si possa fare oggi per il comparto. Non c’è un solo dato scientifico in Italia che attesti focolai nei ristoranti… Ma se i tecnici ritengono che sia pericoloso “al momento”, lo dicano con chiarezza. Non c’è niente di più dannoso di un’illusione, mentre servono certezze, anche per ricostruire fiducia. Altrimenti sembra un modo di buttare fumo negli occhi dei gestori e cercare di allontanare la crescente rabbia e insoddisfazione per un’attenzione parziale e che solo negli ultimi giorni sembra avere portato ad impegni più seri da parte del Governo in occasione dell’assemblea della Fipe.

Sapendo di rischiare – anche contro il nostro stesso interesse – chiediamo quindi chiarezza da subito: al di là che la curva dei contagi rallenti, o meno, se i rischi possono essere davvero reali, il Governo dica da subito che lascerà come sono adesso le regole sui pubblici esercizi e metta mano alle risorse per compensare i mancati guadagni delle imprese del settore (che sotto le feste di fine anno realizzano i guadagni di tutto l’anno). Se poi le cose andranno meglio, ci rifaremo dal 2021 e festeggeremo il nuovo anno post pandemia.


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