Secondo un indagine di Swg 9 italiani su 10 avevano già previsto un peggioramento della situazione per la primavera e i programmi erano ridotti: spostamenti di prossimità, 1-2 notti massimo e meglio le case degli hotel. Una dimostrazione di come la volontà di aprire le attività possa rivelarsi un flop. La fiducia dei cittadini è ai minimi

La voglia degli italiani di andare in vacanza è sotto i tacchi. Secondo un sondaggio condotto da Swg per conto di Confturismo-Confcommercio, circa 9 su 10, tra gli intervistati a fine febbraio avevano già previsto per Pasqua uno scenario di peggioramento della situazione, o al massimo di stabilità, con il permanere di limitazione agli spostamenti che, dall’inizio della pandemia, “chiudono” di fatto il turismo, anche quando le attività sono virtualmente aperte.

La fiducia degli italiani è a terra -

La fiducia degli italiani è a terra

Giusto voler aprire, ma chi ha voglia di entrare?
Un segnale forte e chiaro a cui devono tendere le orecchie anche bar e ristoranti, ma non solo. Tutto il mondo dell’accoglienza deve fare un lucido bilancio tra la loro comprensibile voglia di aprire e la reale possibilità che qualcuno ne sfrutti la possibilità. Nei giorni scorsi abbiamo fatto l’esempio di Vinitaly che promette un’edizione comunque ricca a giugno, ma già qualcuno ha detto di no, come Villa Franciacorta, che si è allontanata perchè non si potrà vivere l’evento come da tradizione.

In programma c’erano viaggi di prossimità
Ma cosa avrebbero fatto gli italiani senza un decreto Pasqua così severo? Il 43% avrebbe voluto fare una breve vacanza a Pasqua ma non si sarebbe comunque mosso dalla propria regione, o al massimo sarebbe andato in una regione confinante pernottando 1 o 2 giorni, prevalentemente in case di proprietà, in affitto o di amici e parenti.

La fiducia però è a terra. Sei intervistati su dieci pensando che il nuovo Governo condotto da Mario Draghi saprà rilanciare l’economia e gestire efficacemente l’emergenza sanitaria, ma non basta, non è abbastanza per trasformare la fiducia in una concreta azione verso il ritorno alla normalità.

L’indice di fiducia si assesta ormai da 3 mesi su valori piuttosto deprimenti raggiungendo, a febbraio, quota 50 su 100, 10 punti sotto febbraio 2020. Il 37% degli intervistati dichiara che quest’anno farà meno vacanze dell’anno scorso, annus horribilis per il settore, e la data più probabile della prossima partenza viene identificata a giugno per un primo weekend, a luglio per uno short break di 2-3 giorni e ad agosto per una vacanza di almeno 7 giorni.

Italia al centro dell’attenzione per l’83% degli intervistati, che puntano su mete tipicamente balneari come la Sicilia, la Puglia e l’Emilia Romagna, ma sempre con grande diffidenza: solo 2 intervistati su 5 sono disposti a prenotare con anticipo almeno la struttura in cui alloggiare in ferie.

Il turismo continua a chiedere maggiori aiuti
Dichiara Luca Patanè, presidente di Confturismo Confcommercio: «Dopo oltre un anno di fermo macchina, la ripartenza del turismo – che si allontana di mese in mese – dovrà essere sostenuta e accompagnata a lungo con misure specifiche su credito, fiscalità, lavoro, e con una programmazione adeguata. Il nuovo Ministero del turismo è un grande segnale ma tre mesi per renderlo totalmente operativo sono impensabili, soprattutto ora che il Governo sta intervenendo sul Pnrr approvato a gennaio, che al settore dedica attenzione a dire poco marginale. Siamo a disposizione del Ministro e del suo staff con progetti concreti, non chiacchiere, e con una visione del turismo coerente con quanto il Covid ci ha insegnato, soprattutto in tema di trasversalità al resto dell’economia e di elementi su cui puntare per il rilancio, incluse componenti innovative».

A proposito di aiuti, il settore continua ad essere assai critico. È stato solo nominato, per ora, ma il decreto legge “Sostegni – che dovrebbe prendere il posto del decreto legge “Ristori V” – fa già discutere. Ad alzare la voce è stata Confindustria Alberghi che esprime la propria preoccupazione per la soglia limite dei cinque milioni di fatturato per l’accesso agli aiuti a fondo perduto. Una cifra che rischia di tagliare fuori oltre il 50% delle imprese presenti sul territorio italiano.

Avvertenza: si parla pur sempre di bozze e indiscrezioni. Ma tanto basta per irritare uno dei settori più colpiti dalla pandemia e dalla modulazione dei vari ristori. Il tutto mentre si avvicina la partenza della stagione estiva 2021. Occasione che le aziende dell’alberghiero non vogliono farsi sfuggire ma per cui serve anche un aiuto dallo Stato. «La previsione che i sostegni siano erogati solo ad aziende fino ai 5 milioni di fatturato, taglierebbe fuori la metà delle aziende del settore», ha sottolineato Maria Carmela Colaiacovo, vicepresidente dell’Associazione italiana Confindustria Alberghi. Oltre il 48% delle imprese italiane, infatti, supera abbondantemente quella soglia.


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