Il ministero dell’Economia smentisce che il decreto Sostegni si basi sui fatturati dei mesi di gennaio e febbraio. Vince la richiesta della Fipe? Le associazioni chiedono parametri di aiuti in base alle chiusure, alla ridotta attività e poi al calo di fatturato, ma su base annua. Cassa integrazione fino a giugno

Tutte le anticipazioni e i commenti su risarcimenti dei danni alle imprese basate sul calcolo dei dati di gennaio e febbraio dell’anno scorso sarebbero “fuorvianti e prive di fondamento”. Con una nota secca, che smonta polemiche e ricostruzioni forse un po’ faziose riguardo ai progetti del Governo Draghi, il ministero dell’Economia ha finalmente riportato un po’ di serenità in un momento certamente difficile per l’Italia. Cadono così le ipotesi alimentate dai nostalgici di Conte, ma in qualche modo sostenute da bozze circolate nei giorni scorsi. Parliamo di congetture che ad un esame oggettivo non sembravano però collimare con quanto annunciato dal premier, anche se erano state rilanciate dalla grande stampa, con poche eccezioni. Al punto che da Fipe-ConfCommercio a Confindustria alberghi c’era stata una levata di scudi delle principali associazioni del mondo dell’accoglienza e del turismo, indisponibili ad essere ancora una volta trattate come l’ultima ruota del carro.

Si attende il progetto di Draghi
La smentita giunge più che positiva e conferma indirettamente la nostra scelta di non dare voce a ipotesi che ci sembravano quanto meno provocatorie o pericolose. Ora però è tempo di mettere le carte in tavola. Dopo avere cambiato registro per le vaccinazioni (sostituendo i responsabili e indicando un cambio di passo all’Unione europea), Mario Draghi è atteso all’appuntamento degli aiuti alle imprese e ai dipendenti per fare fronte al peggioramento della crisi dopo le ripetute chiusure. Le attese sono tante ma anche le preoccupazioni per le tante, troppe indiscrezioni, che hanno creato dubbi e delusioni sulla base di bozze del nuovo decreto Sostegni che sostituirà quelli dei Ristori, sempre insufficienti e all’insegna di un assistenzialismo peloso e fuori dai tempi.Draghi ha dichiarato che vuole salvare le aziende che possono avere prospettive di stare sul mercato. È tempo di capire con che modalità. Ma si deve fare presto per evitare che decine di migliaia di bar, ristoranti o alberghi vadano a sbattere contro il muro del fallimento.

9,5 miliardi per ristoranti e hotel
Fra mercoledì e giovedì il Governo Draghi dovrebbe decidere e poi annunciare la destinazione dei 32 miliardi autorizzati dal parlamento a dicembre. Con un ritardo che oggettivamente è ormai insostenibile e ingiustificabile, il ministero dell’Economia è al lavoro su un decreto legge che al mondo dell’accoglienza dovrebbe destinare almeno 9,5 miliardi di euro, praticamente quanto distribuito col conta gocce l’anno scorso con 4 decreti Ristori da Conte.

Basta contributi a pioggia
Ma la questione di fondo è come saranno distribuiti e che periodo riguarderanno? La stampa aveva finora scritto che sarebbero stati calcolati sul confronto fra quanto fatturato a gennaio e febbraio rispetto al 2019 o al 2020. Ma la smentita del ministero dell’Economia rimette tutto in discussione. L’orientamento più plausibile potrebbe essere quello di aiutare chi ha avuto più perdite. E ciò per venire incontro anche alla ferma richiesta di Fipe di non seguire la logica dei contributi a pioggia uguali per tutti. E il Governo non può non tenere conto dell’irritazione dei pubblici esercizi che anche in occasione del nuovo Dpcm hanno pagato il costo più alto con chiusure che ormai stanno riguardano di nuovo quasi tutta Italia. E le proteste dilagano ormai in tutta Italia, e sono giunte anche a lambire il Festival di Sanremo, anche se la Rai non ne ha dato notizia (vedi nostro video).

Ora rimborsare i danni subiti Il Governo aiuterà i ristoranti?

Tre criteri base
Il primo criterio da seguire dovrebbe essere quello di rimborsare chi è stato chiuso di più a seguito dei Dpcm. Poi vanno rimborsate le aziende che hanno lavorato a tempi e posti contingentati (tipo solo a pranzo nelle zone gialle). Il terzo livello di rimborso, in subordine, deve essere quello del calo di fatturato. È facile immaginare cosa ci stia dietro questa gradualità che tiene conto di una realtà oggettiva, anche se a pochi piace parlarne: l’oggettiva difficoltà a raffrontare costi od entrate fra aziende con gestioni diverse e ambiti geografici non paragonabili. Non facciamo finta di non sapere che in alcune zone d’Italia, in prevalenza al sud, evasione fiscale o lavoro in nero non sono una variante, ma spesso la regola anche per bar e ristoranti…

Serve tenere conto di tutto un anno
La progressione fra questi tre livelli di indennizzo è fondamentale se non si vuole abbandonare le aziende più in difficoltà.
 C’è poi una questione anche pratica, legata al fatto che la stagionalità di molte imprese impedisce di avere parametri comparabili ad esempio sui costi… Tutto il mondo del turismo estivo, ma non solo quello, a gennaio-febbraio non lavora o ha bassi livelli di attività. Questi sono fra l’altro i mesi dove tradizionalmente molti ristoranti hanno sempre fatto le ferie chiudendo i locali. Ed è anche il periodo in cui tutto il mondo degli eventi è fermo o quasi. Difficile che qualcuno si sposi a gennaio o faccia un congresso. Da qui la richiesta inderogabile di rapporti basati sull’andamento di tutto l’anno.

Non si può poi dimenticare il tema della dimensione. Per bar e ristoranti superare i 5 milioni di fatturato è un’eccezione. Ma non è così per molti alberghi, al punto che la categoria ha chiesto di eliminare il tetto agli aiuti basato su questo valore, perché altrimenti il 50% degli hotel resterebbe senza aiuti e potrebbe finire in mano alla criminalità o a investitori stranieri.

Se tutto va bene dovrebbe quindi saltare il meccanismo basato sulle differenze di fatturato fra i primi due mesi di quest’anno e lo stesso periodo del 2019. Chi spingeva in questa direzione voleva che alle aziende che in questo bimestre abbiano registrato una perdita di almeno il 33% arrivasse un contributo a fondo perduto, sotto forma di bonifico o di credito d’imposta a scelta dell’interessato.

Abbandono del sistema dei codici Ateco
Una cosa certa del Dl Sostegni dovrebbe comunque essere l’abbandono del sistema dei codici Ateco che aveva limitato la platea degli indennizzi di fine 2020. E il problema a questo punto è come fare rientrare quelle aziende escluse e come ricompensarle…

Sta di fatto che con 9,5 miliardi non si può certo pensare di rimettere in moto la macchina del turismo. Anche perché da febbraio la situazione è tornata a peggiorare e le chiusure di queste settimane imporranno al più presto nuovi interventi di sostegno per i quali sarà necessario varare un nuovo scostamento di bilancio. E non va poi dimenticato tutto il tema degli arretrati fiscali che non possono certo essere risolti con slittamenti dei pagamenti delle bollette o delle cartelle esattoriali. Il nuovo decreto legge Sostegni dovrebbe prevedere un ampio salvagente per le rate di rottamazione e saldo e stralcio del 1° marzo fermate in extremis dal comunicato stampa di sabato scorso: per le rate in scadenza nel 2020 ci sarà tempo fino al 31 luglio, mentre per quelle di quest’anno (con termini al 28 febbraio, 31 marzo, 31 maggio e 31 luglio) si potrà aspettare fino al 30 settembre.

Nuova cassa integrazione fino a giugno
E infine c’è tutta la questione, non certo secondaria, dei lavoratori. Con bar e ristoranti per lo più chiusi, non basterà l’attuale periodo di cassa integrazione finanziato fino a fine marzo. Ci dovrebbero essere quindi 5-6 miliardi per finanziare la proroga fino a fine giugno della cassa Covid gratuita per le imprese, poi il proseguimento fino a fine anno sarà garantito alle aziende dei settori non in grado di ripartire, soprattutto nel terziario (turismo, commercio). Una semplificazione procedurale accorcerà i tempi di pagamento: il modello SR41 sarà sostituito dall’integrazione dei dati Cig nel flusso Uniemens. Invece dei 2-3 mesi attuali serviranno fino a 40 giorni.



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